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日志


10月21日

A San Miniato l'incontro degli universitari

 

 

Il valore della storia, della memoria, della speranza, del futuro. Lo sguardo di Cristo Pantokrator che dal cuore della Basilica di San Miniato custodisce e avvolge la città di Firenze. Lo studio e l'impegno universitario come passione e segno delle scelte che ogni uomo fin da giovane deve compiere. Queste e molte altre sono state le intense suggestioni che hanno animato l'Incontro degli Universitari di Firenze, che si è svolto il 17 ottobre presso il Monastero di San Miniato al Monte, organizzato dall'Ufficio di Pastorale Universitaria guidato da p. Giuliano Riccadonna.

Dopo un momento musicale di rara bellezza, in cui è stata fatta ascoltare la registrazione di un passo tratto dal Laudario di Cortona cantato da una giovane ragazza che adesso è entrata in coma, p. Bernardo Francesco, priore degli Olivetani, ha offerto una meditazione ai giovani studenti sul tema “Per una memoria del nostro futuro”. A partire da alcuni testi di autori contemporanei, tra cui Giorgio La Pira, Mario Luzi, Don Giussani, ma anche della Sacra Scrittura, la riflessione si è incentrata sul valore della memoria, sul rapporto tra passato e futuro, sull'importanza che per ognuno deve avere la propria vicenda personale voluta e amata da Dio.

Dopo la preghiera dell'ora sesta assieme alla comunità monastica, è stata l'Associazione di volontariato “Sale della Terra” a preparare il buffet gustato sul sagrato della Basilica. Tutti gli studenti hanno poi posato per una foto di gruppo raccogliendo l'invito della Caritas Diocesana, che si è fatta portavoce dell'appello “Stand up! Take action” 2009, contro la povertà e il degrado ambientale. E' seguita poi l'esecuzione di alcuni canti da parte del coro degli universitari di Comunione e Liberazione, sono state presentate tutte le varie realtà ecclesiali a cui si aggregano i giovani studenti: un momento di conoscenza e di intensificazione dei rapporti tra le varie associazioni e movimenti per costituire una rete sempre più efficace di relazioni e di crescita umana e spirituale.

 

                                                                                                                                         Jacopo Masini

 

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Settimane comunitarie...per condividere il quotidiano

“È nella dimensione della ferialità che va riscoperto

il senso di un impegno… è nella ferialità

che costruiamo relazioni e affetti…

La settimana comunitaria ci insegna

ad essere esploratori appassionati

e competenti della vita quotidiana.”  

                                      Edoardo Patriarca

 

Le settimane comunitarie sono un’opportunità offerta all’interno di cammini educativi che si pongono come obbiettivi la crescita e la conoscenza di sé, degli altri, dell’Altro. In Italia sono molte le realtà, parrocchiali e non, che vivono questa esperienza e che la inseriscono nel proprio cammino formativo.

La settimana comunitaria è un tempo che si potrebbe definire straordinario nell’ordinario: si tratta di un’esperienza di vita comune, in un luogo diverso dalla propria abitazione, che però  non interferisce con gli impegni quotidiani di ciascuno (studio, lavoro, parrocchia). Essa offre la possibilità di prendersi un tempo, oltre che per lo studio e/o il lavoro, per il silenzio e la  preghiera, per sperimentare la condivisione e la fraternità, per imparare a fare discernimento sulla propria vita.

Nella settimana comunitaria si condividono gli spazi, i tempi (dei pasti, della preghiera o del silenzio, dello studio o del dialogo) e le iniziative pensate e organizzate per vivere al meglio questa occasione, nel confronto e nel rispetto delle esigenze di ciascuno. Per poter condividere il quotidiano è necessario che i luoghi di impegno siano agevolmente raggiungibili dalla casa scelta per la convivenza. Viene condivisa anche una dimensione di servizio, perché la fraternità necessita di un’organizzazione interna che permetta di vivere l’ordinario.

 

La proposta è per giovani dai 20 ai 35 anni.

 

A Firenze questa opportunità viene offerta nelle case:

 

-          Suore Domenicane Unione S. Tommaso d’Aquino -              * v. Cittadella, 28 - 50144

per informazioni: sr Barbara F. - ' 055 321172  335 6560565 -  @  barbara.faretra@alice.it

 

-          Suore Serve di Maria Riparatrici -                                       *  v. Sette Santi, 54/C - 50131

per informazioni: sr Barbara P. - ' 055 576587  335 6935477 -  @  barbara.p@srm.it

 

Abbiamo preparato un volantino di presentazione della proposta, che ci può essere richiesto, e ci rendiamo disponibili per illustrare l’iniziativa o per dare ulteriori informazioni.

 

Oltre a mettere a disposizione, su richiesta, gli spazi nelle nostre comunità religiose, e a renderci disponibili per pensare e progettare insieme altre settimane di convivenza fraterna, abbiamo pensato di proporne fin da ora due per persone che, anche singolarmente, siano interessate all’esperienza o che non facciano parte di gruppi:

è dal  22 al 29 novembre 2009: in preparazione al tempo di Avvento e in comunione con la diocesi di Firenze, condividendo l’esperienza degli Esercizi Spirituali nel quotidiano’

è dal 21 al 28 marzo 2010: nel tempo di Quaresima, confrontandoci sul tema ‘dono’.

 

 

Questa proposta ci pare un’occasione da cogliere in un cammino di gruppo che desidera provare nel concreto che cosa significa condividere, imparare a vivere e ad utilizzare il proprio tempo; un’opportunità per chi intenda sperimentare ‘la dimensione comunitaria non come un peso o una necessità inevitabile, ma come dimensione essenziale e formativa della realizzazione personale.’

sr. Barbara Faretra
10月6日

I RACCONTI DELL'ESTATE 2009: in missione in Etiopia

 

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di trascorrere una parte della mia estate in Etiopia, in una missione comboniana. Per me è già la quarta volta; quest’anno però mi ha accompagnato anche un’altra ragazza di Firenze, Silvia. La missione dove abbiamo vissuto si chiama Dongora: è un oasi di verde  in mezzo alla povertà più assoluta.  È praticamente un villaggio: c’è la casa dei padri, la casa delle suore, la chiesa, ovviamente, ma anche la scuola, la clinica, l’officina e la falegnameria.  Cosa facciamo in missione? Niente di straordinario. Semplicemente viviamo la vita dei missionari, condividendo le loro gioie e le loro delusioni; semplicemente proviamo a regalare un sorriso a dei bambini che sono cresciuti troppo in fretta e che hanno ancora tanto bisogno di amore; semplicemente osserviamo un mondo completamente diverso dal nostro, senza giudicarlo con i nostri schemi mentali.

La giornata inizia con le lodi alle 6:45, insieme a tutta la comunità di missionari, e a seguire la Santa Messa per tutto il popolo. Colazione e poi a lavoro: a volte c’è da andare in paese per delle commissioni, altre volte c’è da lavorare in falegnameria, altre ancora c’è da aiutare le suore per la scuola o per la chiesa. Altre volte ancora non c’è niente da fare e allora ci dedichiamo ai bambini, che sempre affollano la missione. Belaine è un dolcissimo bambino di 7-8 anni, che in questi anni ho visto crescere: da timido e quasi muto, adesso è diventato furbo e intelligente, nonostante i suoi genitori non vogliano mandarlo a scuola. Agitù è una vivace bambina che sembra quasi un maschiaccio: i suoi genitori sono morti e praticamente è stata adottata dai missionari. Milchias è un ometto di circa 10 anni con un brutto tumore alla mano: lo scorso anno è stato portato in Italia per l’operazione, ma gli hanno dovuto amputare l’arto e mettergli una protesi; il suo dolce sorriso nasconde una realtà dove è considerato diverso e preso costantemente in giro. Dopo pranzo una piccola pausa o una passeggiata fuori dalla missione, poi di nuovo a lavoro, quello che c’è da fare: pulire e imbiancare le aule della scuola, sistemare gli archivi della clinica o della parrocchia, andare a trovare qualche famiglia. Alle 17:30 tutti ci fermiamo: c’è il rosario e poi i vespri. La cena, alle 19, e il dopo cena sono un bel momento di festa e condivisione con tutti i missionari. Alle 21:30 massimo si va a letto, con le risate delle iene in sottofondo.

Sono tanti i ricordi e i momenti indimenticabili. Provo a fotografare solo alcune immagini: innanzitutto l’amore con cui i missionari vivono la loro vocazione, dedicando la loro vita a questo popolo; il viso triste e preoccupato di alcuni dei “miei” bambini, quando hanno capito di avere la malaria, e le cure e le attenzioni che abbiamo dato loro in quei momenti; la gioia della gente quando finalmente, dopo mesi di siccità, è arrivata un po’ di pioggia ad alimentare i campi di grano e caffè ormai secchi e ingialliti.

È difficile tornare alla nostra realtà, fatta di stress, fretta, ricchezza e indifferenza. Come al solito si va in missione per dare una mano, per offrire un po’ di amore..ma alla fine si scopre che è molto più quello che si riceve di quello che si dà. E adesso, da qui, non ci resta altro che ricordare questa gente, questi bambini, i missionari, nella preghiera, affidandoli al Signore e alla sua immensa bontà.

 

Filippo

10月1日

I RACCONTI DELL'ESTATE 2009: Tra i terremotati dell'Abruzzo

 

 

 

Risalire la valle del fiume Aterno vuol dire entrare in contatto con un territorio particolare, la cui geografia richiama un paesaggio diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Boschi fitti che si alternano a terreni arati, in cui solo balle di fieno suggeriscono l'idea di un raccolto comunque effettuato. E' questo l'Abruzzo che non ti aspetti. Tanti paesi scoscesi, piccoli borghi che comunicano già l'odore di montagna. La calura di un insolito agosto ricorda che siamo in estate e non in inverno, nonostante il freddo che cala verso l'ora di cena. Curve e tornanti accompagnano il viaggio attraverso paesi e frazioni. Lo sguardo si volge verso la collina, verso località ben visibili con i palazzi costruiti in pietra. Ma la realtà quasi pittoresca si scontra subito con ciò che si incontra appena oltre il ciglio della strada. Cartelli rossi, indicanti già fin dall'autostrada la sede dei Centri Operativi Misti, tende blu. E' qua che dormono gli abitanti delle frazioni. E' qui che ha la propria “casa” la gente colpita dal terremoto.

E fin da subito l'approccio e l'ingresso nei paesi è quasi paradossale. Una curva a gomito e dal bosco si accede subito al paese. Ad accogliere però non sono i vecchi edifici storici delle zone di montagna, in cui il tempo sembra essersi fermato. Davanti alle pietre dei palazzi strisce gialle, molle, tiranti, impalcature di legno. San Gregorio, Fontecchio, Pedicciano, e altri ancora. Crepe nei muri che hanno il colore di un inchiostro con cui la terra sembra aver apposto come la propria firma su un mondo che trascorreva nella tranquillità i propri giorni. Una terra che adesso tace anche davanti alla domanda sul perché di tutto questo.

 

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